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sabato 15 novembre 2014

Bipedal Spinosaurus

Da circa un mese, dopo la pubblicazione dell'articolo di Ibrahim et al. riguardante i plausibili adattamenti acquatici in Spinosaurus sulla base di nuovo materiale fossile una nuova discussione ha surclassato lo storico dibattito riguardante le dimensioni del Taxon, ossia quella riguardante la lunghezza degli arti posteriori e la relativa capacità del theropode di muoversi in stazione bipede.
Contrariamente al precedente dibattito dimensionale ho trovato interessanti e stimolanti diversi dibattiti relativi all'argomento, poiché la morfologia aberrante di Spinosaurus potrebbe rappresentare il primo caso di quadrupedia noto all' interno di theropoda che porterebbe dietro di se una lunga scia di implicazioni.
Tuttavia dopo aver preso parte ad almeno un paio di discussioni (in vari ambiti) relative alla questione mi sono accorto che vi erano alcune costanti di cui nessuno (o quasi) pareva curarsi e che ho deciso di approfondire:

1)La presunta impossibilità di un theropode di 10 metri di deambulare sui soli arti inferiori lunghi "solo" 158 cm.

2)Il desiderio (anche inconscio) di trasportare tutti i dati disponibili dall'osteologia del neotipo di Spinosaurus ad un ipotetico esemplare di 15 metri.

Dopo aver liberato la mia mente dai due stereotipi sopra citati ho cominciato a lavorare sulla ricostruzione scheletrica del "nuovo" Spinosaurus, prima in versione cartacea (grazie National Georaphic) e poi in digitale, con alla mano la tabella di misurazione dei fossili del neotipo, un paio di fotografie dello stesso ed altri elementi estrapolati dall'articolo di Ibrahim et al., giungendo alla conclusione che la ricostruzione scheletrica stessa era più precisa di quanto supposto da alcune voci in rete, ma che al contempo una postura bipede per il neotipo dell' ormai battezzato "dinosauro nuotatore" non era impossibile o fuori questione.
Certo per me attualmente non è possibile calcolare il baricentro dell'animale come fatto da Ibrahim et al., tuttavia con alcuni accorgimenti come un accentuta forma ad S del collo plausibile sia ipotizzando che la vela fosse sede di ancoraggio per un legamento nucale (come ipotizzato da Andrea Cau sul blog Theropoda) sia come postura osteologica neutrale (riguardo cui sono stati scritti diversi post sul blog SVPW) il baricentro potrebbe essere spostato indietro, con il risultato di favorire la postura bipede.
Inoltre le stesse dimensioni ridotte degli arti inferiori (ed il conseguente abbassamento del baricentro) potrebbero favorire la stabilità di un animale dotato di un tronco così allungato in relazione alle dimensioni totali, in maniera analoga a quanto potrebbe avvenire in alcuni abelisauridi dalle "zampe corte" per i quali è assolutamente impossibile ipotizzare una locomozione quadrupede.

Nota- Ripeto a scanso di equivoci che la ricostruzione è interamente basata sull'esemplare neotipico,ossia un animale con una lunghezza stimata di 10/11 metri e con un cranio lungo circa 112 cm, non su di un ipotetico esemplare pienamente maturo

lunedì 27 ottobre 2014

Un Tyrannosauro americano a Monaco

È stato esposto al museo paleontologico di Monaco per un evento riguardante la vita al limite K-T un nuovo esemplare di Tyrannosaurus, soprannominato "King Kong" a causa del colore scuro dei fossili.
L'esemplare proveniente dalla Hell creek formation americana sarebbe un esemplare maturo, e completo per oltre il 60% dello scheletro.

giovedì 23 ottobre 2014

Deinocheirus mirificus, un mistero risolto !

Quasi un anno fa scrissi (come molti) un paio di post riguardanti la presentazione di due nuovi esemplari riferiti all'enigmatico theropods del Gobi, Deinocheirus mirificus, entusiasta del nuovo materiale recuperato ed in particolare del cranio mostrato in alcune fotografie che appariva squisitamente conservato.
Tuttavia solo oggi, ad un anno di distanza, comprendo appieno quanto siano completi i nuovi esemplari (da ieri formalmente descritti da Lee et al.) e quale sia la portata delle informazioni osteologiche ed ecologiche che essi offrono.

Sotto- I due nuovi esemplari descritti da Lee et al. (a, b) che insieme al materiale olotipo consentono di ricostruire quasi totalmente lo scheletro del Taxon (c).

giovedì 10 aprile 2014

An Impossible Cast Mount

Oggi presento una di quelle ricostruzioni che tutti vorremmo vedere in un museo di storia naturale, un cast montato comprendente tutti (o quanto meno gran parte) gli elementi fossili descritti ed attribuiti a Spinosaurus.
Nel caso specifico viene qui esposto il materiale olotipico, riproposto in una combinazione più moderna e tenente conto di una più probabile disposizione vertebrale rispetto a quella proposta da Stromer durante il secolo scorso, insieme al celeberrimo esemplare milanese.
Purtoppo non essendo riuscito a trovare immagini convincenti delle coste dorsali in vista laterale esse sono riprodotte solo in vista dorsale, fornendo un idea dell'ampiezza della gabbia toracica dell'animale.

domenica 23 marzo 2014

Get ready for the new Utharaptor!

Aspettando la pubblicazione relativa alla descrizione del nuovo materiale riferito ad Utharaptor, ecco la silhouette "aggiornata" del taxon (realizzata da Scott Hartman), dalla quale sono intuibili le corrette proporzioni dell'animale...


Per la prima restaurazione in vivo accurata dello stesso taxon rimando al superbo lavoro di Emily Willoughby

giovedì 20 marzo 2014

Finalmente un Nome!

Dopo anni di allusioni e riferimenti il grande caenagnathidae del tardo Cretaceo americano spesso identificato come Chirostenotes ha finalmente un nome ed una descrizione rigorosa.
Lamanna et al. (2014) infatti sulla base dell' olotipo CM 78000 ed altri due scheletri riferiti provenienti dal Nord e dal Sud Dakota, istituiscono Anzu wyliei, gen et so nov.
Le analisi filogenetiche effettuate dagli autori riaffermano il clade caenagnathidae (in cui si inserisce il nuovo Taxon) come monofiletico, e stabiliscono che Anzu è strettamente legato a Caenagnathus, un Taxon poco conosciuto proveniente dal Campaniano nord americano.
Infine, lo straordinario grado di preservazione dei reperti potrebbe gettare (almeno parzialmente) luce sulle dinamiche ecologiche di questi animali, che secondo gli autori sarebbero potuti essere generalisti ed in grado di nutrirsi tanto di vegetazione quanto di piccoli animali.


lunedì 10 marzo 2014

Spinosaurus head re-study

Chiunque segua questo blog da tempo saprà che uno dei post più inflazionati di "Dinosauria" riguarda una ricostruzione sommaria del cranio di Spinosaurus, basata sul celeberrimo esemplare milanese e sugli elemeti craniali noti di Irritator, al termine del quale proposi una stima dello stesso di circa 150 cm.
Oggi vi propongo una ricostruzione decisamente più accurata del cranio dello stesso taxon, basata sia sul già citato esemplare milanese sia sull'unico elemento craniale noto dell' olotipo IPHG 1912, un dentale parziale.
Dopo l'eccelente post dedicato a Spinosaurus sul blog "The bite stuff" da Jaime Headden (il quale porta avanti una tesi diversa dalla mia, ma altrettanto interessante) e diverse pubblicazioni dedicate al probabile overbite del taxon in questione (presenti sia sul già citato blog "The bite stuff" sia sul blog "Theropoda di Andrea Cau) mi sono dedicata alla plausibile ricostruzione delle mandibole di Spinosaurus, focalizzando la mia attenzione sia sull'overbite che sulla possibile chiusura del morso dell'animale.
In questa operazione sono stato guidato sia dagli alveoli visibili sui fossili e sui denti ancora in situ sia sulla rosetta espansa deducibile dalla morfologia del dentale.
Come già  notato da Jaime nel suo post la correlazione tra i denti superiori e quelli inferiori appare naturale considerando sia il rostro che il dentale alla scala reale (senza modificare alcun elemento), e nello stesso modo la rosetta della mandibola inferiore "combacia" con il rostro solo se considerati come provenienti da animali di dimensioni molto simili, sottolineando il plausibile overbite del morso.
La ricostruzione scheletrica sulla quale ho sovrapposto gli elementi fossili è ad opera di Scott Hartman.

Ringrazio sia Jaime Headden che Scott Hartman per avermi dedicato il loro tempo.

lunedì 20 gennaio 2014

Argentinosaurus Rigorous Skeletal

Primo post del 2014 dopo luuuungo tempo...
Ma bando alle ciance e veniamo subito al cuore del post, una "nuova" ricostruzione scheletrica del celeberrimo Argentinosaurus huinculensis (Bonaparte &Coria 1993) basata sugli elementi fossili noti del colossale sauropode.

Referenze: Bonaparte,Coria (1993); Carpenter,Kenneth (2006) inoltre ringrazio Nima (Paleo-King on Deviant Art), il quale ha realizzato la più accurata e superba restaurazione del Taxon, e che rientra a tutti gli effetti nelle referenze della mia ricostruzione.