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Visualizzazione post con etichetta Scott Hartman. Mostra tutti i post
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lunedì 8 luglio 2013

North VS South

Su segnalazione di Gigadino (uno dei miei commentatori più assidui) consiglio a tutti voi -cari lettori-di leggere l'ultimo post redatto da S. Hartman e caricato nel suo blog "Skeletal Drawing"
(Link http://www.skeletaldrawing.com/home/mass-estimates-north-vs-south-redux772013#commenting).
Esso tratta di un argomento già affrontato su questo blog, ossia una stima della massa dei Carcharodontosauridi giganti, nel caso specifico Giganotosaurus carolinii, messo a confronto
(tanto per cambiare) con Tyrannosaurus rex, utilizzando un approccio diverso da quello riportato/usato dal sottoscritto (quale? Andate a leggere il post dai!).
Il risultato è interessante, poiché nonostante il diverso percorso compiuto, le stime raggiunte da mr Hartman non sono poi così dissimili dalle mie, con FMNH PR2081 ("Sue") stimato oltre le otto tonnellate (8,4 t) e MUCPv-ch1 (olotipo di G.carolinii) compreso tra sei e sette tennellate (6,8 t).
Variazioni ridotte a poche centinaia di chili all'interno di stime effettuate su animali della massa di diverse tonnellate non fanno che confermare la plausibilità del trend generale, osservabile anche nelle silhouette raffigurate dall'artista in cui è possibile notare alcune delle differenze morfologiche tra i due animali e già ampiamente dibattute in questo blog.
Per quanto riguarda invece la stima effettuata sul secondo esemplare di G.carolinii,  MUCPv-95 invito come al solito alla cautela ricordando che esso è noto solo tramite un dentale, più robusto certo rispetto a quello olotipico, ma che non ci dice niente riguardo le dimensioni dell'esemplare stesso a causa dell'impossibilità di ottenere dati plausibili da un ipotetica scala isometrica (esempio lampante se fosse noto solo il mascellare di Sue avremmo potuto stimare un esemplare del 25% più grande dell'olotipo, mentre l'intero scheletro di FMNH PR2081 è in realtà solo del 5% circa maggiore dell'olotipo stesso!).

Sotto-copertina del post di S. Hartaman sopralinkato

giovedì 4 luglio 2013

La Fine di un Mito: C'era una volta Spinosaurus

In un post precedente prettamente personale condivisi con voi -cari lettori- una restima del cranio di Spinosaurus, basandola sul rostro esposti al museo naturale di Milano (in modo particolare sul premascellare) e "completandola" (detto così è assai riduttivo) con la regione orbitale e postorbitale di Irritator, spinosaurude filogeneticamente affine a Spinosaurus e di cui è noto il cranio più completomattualmente in nostro possesso attribuibile al clade.
La stima risultante si avvicinava molto ai 150 cm, e (come previsto) generò una valanga di commenti.
Nel tentativo di moderare la discussione feci una mezza promessa dicendo che, se avessi avuto tempo, avrei realizzato una versione HiFi della mia ricostruzione tentando di minimizzare l'errore relativo (comunque ineliminabile).Scrivendo quel commento  mai avrei pensato che tale operazione sarebbe stata compiuta da un autorità delle ricostruzioni scheletriche, Scott Hartman (Shartman on Deviant Art).
Invece dopo un interessante scambio di opinioni tra me ed il paleontologo riguardo MSNM V4047 (avvenuto su Skeletal drawing) è stato lo stesso Mr. Hartman a realizzare la ricostruzione (basata oltre che sullo stesso rostro milanese ed Irritator anche su alcune fotografie di esemplari attribuiti a Spinosaurus non ancora pubblicate), la quale anche in questo caso non raggiunge i 160 cm.
Esatto, il blasonato cranio di 175-200 cm non trova il minimo riscontro neppure in questa ricostruzione, nella quale tocca i 158 cm ( previsto seppur come limite massimo anche nella mia ricostruzione).
Ma non è tutto!
Il paleontologo italiano Andrea Cau sul suo blog "theropoda" ha riproposto la medesima ricostruzione (giungendo anch'esso ad un risultato assai lontano dal super-cranio, e compreso tra i 130 ed i 145 cm) ma, elemento assai più importante, ha dimostrato utilizzando Tyrannosaurus e Nanotyrannus come taxa di controllo come tale estrapolazione sia effettivamente verosimile per quanto riguarda una mera estrapolazione dimensionale, risultando invece carente nel fornire un ritratto plausibile della morfologia craniale dell'animale.
L'ultimo post riguardante le dimensioni del cranio di Spinosaurus lo conclusi dicendo che la mia estrapolazione non portava a nessun eclatante cambiamento (per quanto non supportasse la teoria del Megaspinosauro), questa volta voglio essere ottimista sperando che l'ottimo lavoro dei due paleontologi citati possa essere canale di una diffusione seria e matura della paleontologia e possa comportarsi da "filtro" scremando stime ed ipotesi prive di fondamento.

Naturalmente non posso che consigliare a tutti voi di leggere i post pubblicati da Andrea Cau su "Theropoda.blogspot" (molto dettagliati ) e di ammirare le ricostruzioni di S. Hartman presenti su "Skeletal drawing".

sabato 15 giugno 2013

Thunder Lizards

Eccoci giunti, con un po' di ritardo, a questo nuovo post.
Esso (come i più accaniti internauti avranno intuito) ha due finalità:
"Pubblicizzare" l'ultima tavola di Scott Hartman (Shartmam on Deviant'Art, non che ne abbia bisogno, ma personalmente credo che alcuni dei suoi disegni meritino di essere visti e compresi) e chiarire un paio di aspetti relativi alla stessa.
Nello specifico essa è una comparazione tra i maggiori esponenti di due famiglie di sauropodi, Macronaria e Diplodocidae, a sua volta divisa nelle due sottofamiglie Diplodocinae ed Apatosaurinae, le quali sfoggiano come  silhouette due vecchie conoscenze di questo blog, NMMNH 3690 l' esemplare di Diplodocus longus noto anche come Seismosaurus, ed il gigantesco Apatosaurus di Oklahoma OMNH 1670 noto tramite una vertebra enorme, oltre che due rappresentanti meglio noti della rispettiva sottofamiglia, ossia Diplodocus carnegii e Supersaurus vivianae.
In questo post tuttavia mi concentrerò sui Macronari, escludendo la sagoma di Puertasaurus reuili (di cui parlerò in futuro).
Con l'eccezione del più basale Camarasaurus lentus sfilano quattro giganti, Giraffatitan brancai, Brachiosaurus altithorax ,Alamosaurus sanjuanesis (scalato sulla base dell'esemplare di Dallas e sulla gigantesca tibia proveniente dal Messico descritta da Gutierrez et al.nel 2006 rispetto al quale mantengo la mia solita cautela) e Futalognkosaurus dukei.
E proprio per quest'ultimo appare relativamente "piccolo" per essere il Titanosauro gigante più completo mai descritto, e proprio su questo dilemma verterà la seconda parte del post.
Descritto nel 2007 da Calvo et.al fu inizialmente ipotizzata per l'animale una lunghezze di 32/34 metri, tuttavia tale stima presentava diversi errori intrinsechi.
Infatti anche escludendo il fatto che la prima ricostruzione dell'animale effettuata dagli autori stessi della descrizione presentava una costola di troppo (11 dorsali invece di 10, numero che diagnostica la specie) le proporzioni delle singole ossa appaiono fortemente alterate.
Come dimostrato infatti dal paleontologo Mat Wedel infatti esistono forti discrepanze tra le dimensioni delle ossa fotografate e le stesse ossa che appaiono nella ricostruzione scheletrica, che essendo tutte rappresentate più grandi di quanto non siano in realtà(alcune sono quasi il doppio) portano ad una notevole maggiorazione delle dimensioni dell'animale.
In definitiva infatti basandosi solamente sulle fotografie dei fossili pubblicate è possibile stimare la lunghezza di F.dukei come compresa tra i 25 ed i 27 metri, ottenendo così un animale di dimensioni simili a quelle del Futalognkosaurus che appare nella tavola di Hartman.

lunedì 25 febbraio 2013

Lucertole Cornute

Scott Hartman è sicuramente uno dei migliori paleoartisti in circolazione, e le sue ricostruzioni scheletriche ad alta fedeltà sono assolutamente pregevoli.
In una delle sue illustrazioni (''Ceratosaurus wasn't a wuss'' by Shartman on Deviant Art) l'artista rappresenta tre diverse fasi ontogeniche di Ceratosaurus nasicornis, assumendo l'olotipo di C.nasicornis come forma giovanile, e rappresentando come esemplare completamente maturo UMNH VP 5278, ossia l'olotipo di Ceratosaurus dentisulcatus, in accordo con la sinomia proposta da Carrano e Sampson (2008) e ribadita da Carrano et al. (2012) secondo cui le specie C.magnicornis e C.dentisulcatus provenienti (come la specie tipo) dal Giurassico nordamericano sarebbero da considerarsi appunto sinonimi di Ceratosaurus nasicornis.
Come sottolineato dallo stesso artista la scelta è ricaduta su questo esemplare (noto alla scienza sin dagli anni '70) sia per le sue dimensioni straordinarie (la tibia misura 594mm contro i 554 dell'olotipo) sia per il maggior grado di ossificazione presente nell'esemplare che indicherebbe la completa maturità dell'animale al momento della morte.
In base agli elementi fin qui citati l'illustrazione di Hartman sarebbe totalmente attendibile, o perlomeno una ragionevole interpretazione delle informazioni a noi pervenute, ma la realtà come spesso accade non è cosi lineare, ed esistono diversi altri dati che potrebbero mettere in crisi l'idea del paleoartista  e minare la sino mia proposta da Carrano et al.
Nel 2000 infatti quando Madsen e Welles descrissero le specie C.magnicornis e C.dentisulcatus stilarono una lista comprendente diversi caratteri diagnostici per esse che le separerebbero dalla specie tipo; ma andiamo con ordine:
1)Ceratosaurus magnicornis- proveniente dal Colorado (come la specie tipo) MWC 1, olotipo di C.magnicornis, è uno scheletro parziale attribuibile ad un esemplare subadulto della lunghezza di circa 5,6 metri, dotato di un corno nasale più basso ed espanso rispetto a quello di C.nasicornis (nonostante le molte ricostruzioni che lo ritraggono provvisto di un grosso corno) ma non solo, esso infatti presenta:
1-cranio più lungo e basso
2-margine anteriore del premascellare più dritto
3-il mascellare è più lungo (412 vs 360mm), e presenta il margine anteriore quasi verticale ed il bordo ventrale convesso
4-i denti sono più lunghi e più robusti
5-il lacrimale si presenta più massiccio
6-ispessimenti ossei rugosi sopra orbitali più marcati
7-osso quadrato concavo posteriormente in misura maggiore
8-quadrato jugale più massiccio ventralmente
9-spine neurali delle vertebre dorsali più alte (mediamente 140 vs 120 mm)
10-nonostante l'esemplare abbia dimensioni comparabili con quelle dell'olotipo esso presenta proporzioni differenti rispetto a quest'ultimo (in particolar modo ciò riguarda le ossa degli arti posteriori).
2)Ceratosaurus dentisulcatus-Descritto come già accennato sulla base di fossili noti da lungo tempo e provenienti dallo Utah, esso è il più grande esemplare attribuito al genere Ceratosaurus con una lunghezza stimata molto vicina ai 7 metri.
Esso, secondo quanto affermato da Madsen e Welles differirebbe da C.magnicornis oltre che per dimensioni nettamente superiori anche per essere più massiccia, dotata di un processo nasale rivolto posteriormente in maniera più accentuata e con tre aperture aggiuntive nel mascellare.
D'altro canto se paragonata a C.nasicornis essa presenta:
1-premascellare più lungo con diversi forami di grandi dimensioni
2-margine posteriore del processo nasale che sale con maggiore pendenza
3-denti più massicci, fortemente curvati e scanalati
4-minor numero di denti nel dentale (11 vs 15)
5-finestra antiorbitale più ampia anteriormente
6-spine neurali assiali più alte
7-assenza di prezigapofisi e presenza di epifosi.
Sulla base di tutti questi dati quindi la mia idea PERSONALE si discosta un po' da quella di Hartman, in quanto sarei propenso ad indicare UMNH 5278 come esemplare maturo attribuibile alla specie C.magnicornis, distinguendola fino al ritrovamento di prove fossili più evidenti dalla specie tipo Ceratosaurus nasicornis.

Sotto- ricostruzione dei crani attribuiti alle tre diverse specie di Ceratosaurus nordamericane, la ricostruzione del corno nasale di C.dentisulcatus è totalmente speculativo in quanto non è mai stato rinvenuto alcun nasale attribuibile alla specie, per cui non può essere utilizzata come prova ulteriore a favore della mia idea.